Un papà in montagna

In nove mesi ragioni molto, immagini quello che sarà ma forse durante questo periodo di attesa rifletti più su quello che è!

In fondo la formula del ich et unch (Qui ed ora) è sempre il modo di approcciarsi ai momenti che si susseguono uno dopo l’altro in maniera velocissima. Qualcuno dice che l’eccellenza sono i prossimi 5 minuti, una frase confezionata che sembra non aver un significato pratico, in realtà ognuno di noi si concentrasse continuativamente nel dare il proprio meglio nell’immediato genererebbe costantemente gesti impeccabili. Focalizzarsi sul presente con cose semplici porta frutti per la prossima eternità.

Bene, in questo limbo di futuro papà, fin dal momento zero di questo conto alla rovescia che durerà all’incirca 40 settimane, non sei proprio consapevole di quello che succederà. Lo stravolgimento di equilibri inevitabilmente ti investirà e così cerchi di immaginare il futuro, magari pensando e prendendo come esempio chi ha vissuto certe esperienze prima di te, ma poi torni coi piedi per terra e ti rilassi… tanto chi può sapere come andranno le cose? Finchè tutto non accadrà non sei completamente cosciente che ad un certo si presenterà una creatura, che respira, pensa, gioca, dorme, ride e piange… insomma una Persona, una personalità, un mondo!Quindi ti resta solo che aspettare serenamente andando avanti con un insulso e scarno “poi vedremo”.

Tra i flash che ti assalgono c’è quello del “chissà se riuscirò ancora a fare quello che mi piace?” si riuscirà mai ad andare ancora un po’ in montagna?

La risposta è nella domanda, cioè: “un po’”! È  ovvio che le condizioni non saranno più le stesse di prima, ovvio, ma allo stesso modo non succederà nemmeno che tutto quello che ho fatto fin’ora si annullerà. Le passioni non passano mai, qualche volta necessariamente alcuni progetti si dovranno rimandare ma tante volte imposteremo la nostra vita comunicare la nostra identità, per essere gli stessi di prima insomma, soprattutto per rispetto di chi viene al mondo, quella creatura non può mica ritrovarsi dei genitori diversi da quelli che aveva scelto mentre attendeva il suo turno per scendere nell’aldiquà.

Questa è la filosofia per affrontare qualsiasi cosa, ciò che non conosciamo ci spaventano e dei cambiamenti non conosciamo quali saranno le conseguenze e le condizioni che si instaureranno quindi ci auto-limitiamo.

Poi a giochi fatti tiri le prime somme e dopo la nascita di mia figlia ho costatato che il tempo che passo in mezzo alla natura non è cambiato, quella che un po’ è cambiata è la forma di questo tempo.

Se penso che insieme alla mia nuova famiglia ho girato tante montagne Fanes, Odle, Puez, Sella, solo alcuni dei gruppi che costituiscono le Dolomiti, queste montagne che hanno accolto il mare prima e i ghiacci poi, formate da roccia dura ma fragile ci hanno permesso di rimanere quello che eravamo ed educare chi è appena arrivato. Le meraviglie vanno rispettate e vanno ammirate, perché la bellezza, utilizzata come mezzo anziché come fine, ci può aiutare a insegnare qualcosa di positivo e ci serve per dare sostegno ai semi che tutti i giorni spargiamo.

Abbiamo guardato il Sassongher, una montagna simbolo che non si concede proprio regalandosi, e ci siamo saliti. Abbiamo ammirato il gruppo del Sella con il suo paesaggio lunare e l’abbiamo esplorato. Poi abbiamo scrutato tra i boschi di pino cembro del passo delle Erbe e ci siamo tuffati dentro trovando le tracce degli animali che calorosamente ci hanno  accolto nella loro dimora. Insomma abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare e l’abbiamo fatto da genitori con quello stile che le passioni non le abbandonano ma le condividono.

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