Lago Pisciadù, Alta Badia, Dolomiti

Corsa serale, Alta Badia, Rifugio Cavazza e Lago Pisciadù

Nell’andare in montagna non ho mai abbandonato l’abitudine di fare tutto in velocità. Ammetto che mi piace così: correre, sentire la fatica, significa attivare la locomotiva di una macchina/corpo che riesce a farti stare veramente bene anche se si trova in una forte condizione di stress aerobico, sembra un paradosso ma è così. Nonostante mi piaccia avere un ritmo sempre sostenuto e regolare uno degli aspetti a cui non ho fatto mai attenzione sono i tempi o i record.

Talvolta mi piace andare veloce ma solo per il gusto di sfogare un po’ di grinta e di sentirmi bene in quel momento e senza dover forzatamente misurarmi con rispetto al cronometro e lo faccio senza strane pretese, sfide o necessità competitive, ma solo per “dialogare” con me stesso. Ultimamente ho imparato ad apprezzare anche la lentezza ma comunque uscire di casa con indosso un piccolo zainetto con dentro lo stretto necessario per essere comunque pronto e attrezzato per eventualità meteorologiche difficili, applicando uno stile minimal, mi diverte e mi fa sentire leggero, libero da vincoli e zavorre.

In Alta Val Badia c’è un sentiero che porta all’interno della val de Mesdì, una lunga valle che solca il Gruppo del Sella. L’ambiente è spettacolare, e ciò che ti circonda sono guglie veramente aguzze  e pareti spettacolari.

Li in mezzo sembra di essere a teatro, passeresti il tempo a scattare fotografie a ripetizione, anche se alla fine sai bene che le immagini escono sempre tutte uguali. Comunque è difficile trattenersi dall’immortalare  un momento simile, anche se niente può ricalcare un tale spettacolo, neanche la foto più nitida riesce a trasmettere ciò che veramente ti lascia incantato, soprattutto per gli aspetti emotivi che una situazione di questo tipo ti scatena dentro.

Durante la salita verso il rifugio Cavazza al lago Pisciadù incontro alcune cordate che scendono probabilmente da qualche itinerario alpinistico, soddisfatti della giornata passata su quelle pareti, sono ormai pronti a rincasare, vista l’ora la cena è quasi in tavola. Scambio due parole, ma senza ascoltare molto quello che mi raccontano: essendo un po’ in carenza di ossigeno l’esigenza primaria della piccola sosta è quella di recuperare un po’ di fiato. Saluto augurando buona discesa e proseguendo dentro la mia dimensione.

Ad un tratto la frequenza cambia, senza nemmeno accorgermi la montagna mi rallenta, la salita che sto per affrontare è molto ripida e quel tratto impervio è li ad aspettarmi fermo come un buttafuori sull’uscio di  un locale che, con le braccia conserte, mi guarda dritto negli occhi dall’alto verso il basso scuotendo la testa per ricordarmi che è sempre lei che comanda: la montagna! E’ lei che decide l’andatura, è lei che decide se poter passare o meno, applicando una serrata selezione all’ingresso. Qualcuno dice che la montagna non è per tutti, ma non credo che sia proprio così. La montagna è per tutti coloro che la desiderano, l’unica autolimitazione deve dipendere dalla consapevolezza che ognuno ha del proprio livello e preparazione.

Il passaggio che sto per affrontare oltre che molto ripido è anche abbastanza tecnico è uno di quelli che va affrontato da lucidi. Quelli che è meglio non affrontare con fretta, quando ci sono passaggi così impervi, di solito mi fermo, bevo una goccia d’acqua, ragiono un attimo e continuo.

Raggiungo ad un certo punto delle corde fisse, che superano un piccolo canalino verticale. Sono quasi in cima quando la pendenza si abbatte e il sentiero torna ed essere normale. Poi vedo il colle poco oltre i miei passi, che sembra non avvicinarsi mai, ma quasi subito un tornante cambia completamente direzione, abbattendo improvvisamente ulteriormente infine per risalire gli ultimi metri.

Dopo le foto, sono già pronto per scendere, non cambio nemmeno la maglietta, scappo via ma godendo comunque di quel momento dove ormai la possibilità di incontrare ancora qualche anima è quasi inesistente, chi non è rientrato a valle per cena significa che rimasto al caldo di un qualche rifugio con indosso un paio di pantofole in attesa per chissà quale programma pianificato per l’indomani.

Durante la discesa mi fermo senza apparenti motivi, tutto sembra rilassarsi dopo una giornata dove frenetici escursionisti hanno percorso qualsiasi traccia su e giù senza interruzione calpestando qualsiasi angolo di quel bel posto. Di sera, finalmente, anche la montagna si riposa

Lago Pisciadù, partenza da Colfosco

Lunghezza: 11 km

Dislivello: 1115 D+

Impegno: Alto

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