INCONTRI RAVVICINATI CON LE EMOZIONI, (Parco Nazionale delle Valgrande)

Sto facendo l’ultimo tornante di un sentiero che assomiglia ad una mulattiera ma sembra più una scalinata. Pietre tagliate con delle geometrie perfette incastrate nel terreno non si sa da chi e non si sa nemmeno quando, “mi andrò a documentare” penso tra me e me.

Dopo la stretta curva che addolcisce il dislivello che devo guadagnare per raggiungere un alpeggio alquanto desolato, sento un suono strano, abbasso l’obiettivo della macchina fotografica che era puntata verso il profilo roccioso delle montagne dalla parte opposta della valle, per scrutare sempre attraverso le lenti della macchina, una situazione così catartica della quale non saprei descrivere nient’altro. Indefinite emozioni in quel momento mi hanno trapassato.

Al crepuscolo tutto è così strano, mai come in quel momento mi sono sentito immerso in una bolla selvaggia, erano le 16 o poco più, mi trovavo al di sopra dell’unico centro abitato della valle di 500 metri di dislivello a circa un’ora di cammino, e un’altra anima li presente mi dice qualcosa, emette un suono, ma non la vedo…se non di striscio: è grigiastro, con delle parti di pelo più scure, forse nere, il muso credo sia apparso da un cespuglio solo per pochissimi centesimi di secondo, era difficile focalizzarlo nel miscuglio dei colori spenti dell’inverno qualcosa mi dice che li, io, sono di troppo.

Paura, curiosità, libertà, inquietudine, tutte insieme mi inondano il sistema nervoso, accelerando anche quello vascolare. Cerco di osservare se la mia immaginazione ha visto qualcosa che non c’è oppure se è tutto come sembra, e proprio in quel momento i cespugli tornano a muoversi: qualcosa c’è, ma ancora non lo vedo abbastanza nitidamente dal distinguere di cosa si tratti.

In quell’atmosfera onirica punto il viso a valle: “Adesso è veramente ora di scendere!” La mia bimba che si tiene forte aggrappata a me ha già dovuto sopportare la solita incontenibile dipendenza del suo papà e della voglia che ha sempre di salire verso chissà dove, e ora deve resistere ancora un pochino, giusto il tempo della discesa.

Arrivato alle prime case del piccolo paesino da dove sono partito mi rilasso e in poco tempo raggiungo l’esatto punto di partenza di un paio d’ore prima.

Beh non so se quello era un lupo, ma so perfettamente che quel pomeriggio è stato un bagno di percezioni uniche e irripetibili.

Bastava solo salire.

Nel parco nazionale della Valgrande (in Piemonte) si può vivere la più incredibile avventura di sempre. Senza camminare per giorni, senza allontanarsi da centri abitati, qui si trova terreno selvaggio dove le emozioni amplificano le sensazioni e il loro eco rimbalza intensamente dentro di noi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *