Riflettendo sulla “valorizzazione” della montagna

La montagna, con la sua imponente dominanza e incomparabile quiete rappresenta, romanticamente parlando, un rifugio per l'anima.
Un ambiente solenne che, a prescindere dalla bellezza del paesaggio, è un luogo sempre perfettamente in equilibrio all’interno del quale le forze e le presenze che lo popolano, e che tra loro competono e/o collaborano fanno si che tutto si autoregoli perfettamente.

Tuttavia, l'approccio moderno alla sua valorizzazione sembra seguire una tendenza che privilegia l'istallazione di strutture artificiali portando avanti un processo che suona come una “metropolitanizzazione” dei contesti naturali.

La realizzazione di impianti turistici e ricreativi può generare senza dubbio un impatto positivo sul sistema economico del territorio, tuttavia, questo approccio porta con sé il rischio di snaturare l'ambiente montano, trasformandolo in un prodotto di consumo che imita le logiche urbane. E’ sostanzialmente come se la natura venisse modellata per soddisfare le esigenze di confort e intrattenimento del visitatore, piuttosto che essere apprezzata per la sua bellezza intrinseca, penalizzando lo sviluppo (e la salvaguardia) delle attività autentiche che i montanari tradizionali fino a quel momento avevano saggiamente portato avanti, perdendo un’identità perché considerata obsoleta.

Spesso mi interrogo su quale sia la vera essenza della montagna, non essendo un montanaro risulta difficile se non impossibile pronunciarsi verso un territorio che non vivo al 100% . Da un certo punto di vista però mi piace sempre sottolineare come il suo vero valore risieda nella semplicità dell'ambiente naturale, piuttosto che nell'aggiunta di ciò che è economicamente perfetto.

La montagna è: minimalismo, semplicità, percorrere sentieri sconosciuti, osservare il sorgere del sole da una vetta isolata o semplicemente ascoltare i suoni della natura. Queste sono esperienze che permettono di riconnettersi con sé stessi, con l'ambiente e con i compagni.

Nonostante la crescente consapevolezza dell'importanza di preservare la natura e di promuovere uno stile di vita più sostenibile, c'è ancora una tendenza che fa a pugni con questa stra-abusata parola “sostenibile” appunto. Si cercano infatti esperienze che seppur “avventurose”, non si discostano molto da un modello di consumo conformista e poco originale. La sfida, quindi, è quella di riscoprire l'autenticità delle esperienze in montagna, privilegiando attività che promuovano una comprensione della natura piuttosto che la fruizione consumistica.

Mentre la montagna continua ad attrarre visitatori in cerca di bellezza, avventura e rifugio, è fondamentale riconoscere e valorizzare il suo vero significato. Questo non richiede grandi opere o interventi artificiali, piuttosto un approccio semplicemente rispettoso.

Siamo sempre pronti a rivendicare in ogni occasione la nostra emancipazione intellettuale ma la vera questione che non riesco proprio a snocciolare è: siamo veramente capaci di scegliere e ricercare esperienze originali lontane dal conformismo?

 

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Davide Canil
Davide Canil - Blogger e Acc. di Media Montagna

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