RECENSIONE DEL LIBRO: “La via meno battuta. Tutto quello che mi ha insegnato la montagna.” di Matteo Della Bordella

La ricca biografia dell’alpinista varesino Matteo Della Bordella che si racconta, mettendosi a nudo, descrivendo il tragitto che ha percorso e che lo ha portato a realizzare i propri progetti anche quelli apparentemente irrealizzabili.

Matteo Della Bordella

Un aspetto interessante che mi ha colpito durante la lettura di questo libro è stata la fantasia e la stravaganza con la quale Matteo Della Bordella pensa e progetta le proprie avventure. Ho trovato in lui un carattere ambizioso e determinato. Un’alpinista che si è fatto da solo, e che nei suoi progetti riesce sempre ad unire con grande originalità due grandi aspetti apparentemente antitetici, ovvero la grande passione per l’arrampicata sportiva, dimostrando per altro un non comune talento, e un’autentica impostazione verso l’esplorazione più selvaggia.

Il suo approccio è preciso come un algoritmo: per prima cosa sceglie la montagna dei suoi sogni, poi assembla il team di compagni per pianificare e intraprendere il progetto, infine parte per buttarsi a capofitto nell’avventura.

In molti casi Matteo porta a casa il risultato al primo colpo, ma se talvolta questo non si verifica capisce sempre dove migliorarsi, accettando momentaneamente il “risultato parziale”, per ritornare e riprovarci in un secondo (o terzo nel caso della Egger) momento. È quasi come se per lui l’impossibile non esistesse, non per sindrome di onnipotenza o arroganza, ma al contrario per una questione di umiltà e forte motivazione.

Matteo ha coltivato le proprie competenze step by step, allenandosi e migliorando costantemente, per affrontare tutti i progetti che ha sempre sognato, si è evoluto con costanza a 360 gradi, diventando un alpinista completo, dapprima come perfetto rocciatore e poi perfezionandosi come abile ghiacciatore.

Una buona parte del libro racconta gli aneddoti che hanno caratterizzato una lunghissima scalata alla corte della ovest della Torre Egger (una pungente ed aspra parete che si trova in Patagonia) durata 3 anni. Una parete di 1000 metri, una nuova via e uno stile di scalata pulito: un’etica dove l’impatto è sempre meno invasivo nei confronti della montagna e che ha sempre fatto la differenza nell’alpinismo.

Oltre a questa viene dato largo spazio anche a molte altre avventura come: la salita dello Shark Tooth in Groenlandia, l’apertura della via Coconut Connection nell’Isola di Baffin con i belgi Favresse e Villanueva, oppure il capitolo della via nuova sul Cerro Murallon con i compagni Matteo Bernasconi e David Bacci, e moltissime altre.

Leggendo questo libro in cui il suo carattere è descritto ai raggi X, Matteo si espone raccontando molto di se, del suo modo di essere e degli errori che ammette di aver alcune volte commesso. Scrive sempre con estrema trasparenza quando parla delle sue reazioni impulsive avute durante le varie esperienze: è sincero e schietto e sempre pronto ad auto-criticarsi.

Descrive poi lo stile e la filosofia con cui affronta le salite narrando gli episodi sempre con molta precisione e integrando i racconti delle scalate sempre con il giusto approfondimento tecnico. Vengono raccontati tutti i momenti di ogni giornata vissuta durante le spedizioni in giro per montagne, valli, ghiacciai e trune, in tutte le condizioni meteorologiche che si possano verificare sul pianeta, sempre affrontate con una tenacia disarmante, quasi folle, ma con grande consapevolezza e precisione chirurgica che lo identifica alla perfezione come ingegnere quale è.

Le ultimissime pagine sono la ciliegina sulla torta. In questi ultimi passaggi, in maniera abbastanza telegrafica espone anche il proprio lato umano riuscendo persino ad emozionare. Un finale tutto da gustare.

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