L’ARTE DEL CAMMINARE: SE SI APPRENDE LA SI SPENDE

Spesso l’uomo contemporaneo non riesce a sfuggire al richiamo fallace del risultato facile e immediato”, se avete letto il metodo Caruso (il metodo rivoluzionario e moderno per imparare ad arrampicare usando esclusivamente la tecnica e non la forza) vi sarete imbattuti in citazioni tipo questa che senza dubbio non lasciano indifferenti.

Spesso quando cerchiamo una soluzione per raggiungere un risultato di qualsiasi genere tendiamo giustamente a cercare la via più breve, ma alcune volte con un simile atteggiamento si rischia di intraprendere una strada che non porta verso nulla di buono: la fretta distrugge la conoscenza.

Volevo sfruttare lo spunto per riflettere un po’ sul camminare, attività per nulla da banalizzare: “E’ facile fare male una cosa difficile ma è difficile fare bene una cosa facile” (L’arte di arrampicare, P. Caruso 1992).

L’atto del Camminare è una cosa che crediamo di saper svolgere alla perfezione, è un gesto così banale e naturale che nel compiere questo straordinario esercizio non badiamo proprio a nulla: ci alziamo e andiamo, e il fatto di possedere due arti così forti e robusti come le gambe ci sembra tutto ovvio e scontato ma solo accennando un approfondimento teorico sul gesto tecnico e sulla biomeccanica del movimento si scoperchia uno scrigno dalle innumerevoli curiosità.

In fondo basta poco per stimolare il nostro cervello a ragionare mettendo in discussione tutti i principi che in totale autonomia e ci siamo idealmente impressi. Ho osservato per esempio che alla fine dei conti la camminata è il risultato del nostro istinto, è lui che decide come dobbiamo appoggiare il piede a terra, d’altronde siamo una specie animale e moltissimi atteggiamenti che assumiamo derivano dal nostro lato spontaneo, nessuno ci ha insegnato a camminare eppure abbiamo imparato tutti e lo abbiamo fatto da soli senza sapere come e perché, ma possiamo sempre scoprirlo e approfondirlo a posteriori.

Cosa ci manca?

Fino a ieri ignoravo completamente tutti i principi che ruotano intorno alla camminata. Nonostante non ce ne si renda conto, dietro al fatto di prendere lo zaino e andar per sentieri mettendo un piede davanti all’altro, esistono delle precise tecniche.

Ho incominciato così a considerare il gesto di camminare alla pari di una qualsiasi altra attività atletica e mi accorgo che mentre per qualunque sport si concentrano anima e corpo alla ricerca del movimento perfetto (sci, nuoto, ecc.) per la camminata invece questa attenzione non è così diffusa.

In fondo per andare in montagna non servono solo gambe ma anche sapere come muoverle… tutto sommato, dopo averla spesso odiata, la teoria è fondamentale per aprirci la mente e aiutarci a migliorare.

Alcuni concetti teorici per: RAGIONARE, SPERIMENTARE, APPLICARE!

LO SGUARDO: osservare cosa stiamo calpestando è la “fase zero” della catena dei movimenti, guardo un punto e lo raggiungo.

IL BUSTO: è il timone che direziona gli spostamenti, concentrarsi su questa consapevolezza ci farà rendere conto della governabilità che abbiamo del nostro corpo e delle sue potenzialità durante la camminata.

ISOLAMENTO: ci si concentra verso una ricerca della qualità del movimento attraverso un corretto spostamento del baricentro. Impostare i passi (possibilmente corti) come se ad ogni appoggio dei piedi si debba rimanere in equilibrio su uno solo di essi, si acquisisce così una tale stabilità che permetterà di gestire qualsiasi imprevisto causato per esempio dal terreno sconnesso e insidioso (esempio: camminare lentamente sui sassi di un fiume per guadarlo).

E la pratica?

Basta mettersi alla prova lungo un corridoio: una semplicissima area piastrellata che più liscia di così c’è solo il tappetino del biliardo, per capire quanto il camminare sia un esercizio che impegna risorse meccaniche del nostro corpo (piede, caviglia, ginocchio, bacino) oltre ad una risorsa che pur non essendo tangibile ha una grandissima influenza rispetto alla vita quotidiana: l’equilibrio. In fisica esso si traduce come baricentro, uno strano meccanismo il quale rende possibile che anche una piccola area di appoggio possa contrastare l’attrazione del nostro corpo verso il pavimento, esso riesce a coniugare tra loro le fasi meccaniche dei nostri movimenti collegandoli con maggior fluidità  allo scopo di sostenerci ed ottimizzare lo sforzo.

Una volta consapevoli che la camminata è il risultato sinergico di tante componenti in gioco è possibile sperimentare tecniche che potrebbero tornarci utili per risparmiare tanta fatica in diverse situazioni dandoci la possibilità di economizzare le forze per sfruttarle nei momenti più duri, considerando non come marginale il fatto che un minor affaticamento porti ad un migliore recupero con buona riduzione del rischio di infortuni.

Consigli pratici da applicare subito:

IN SALITA (terreno ripido e compatto): passi corti appoggiando tutta la pianta del piede allargando le punte (piedi leggermente a papera), è possibile sgravare l’attività dei polpacci guadagnando un notevole risparmio di energia, un esempio lampante di questo metodo super efficace ce lo danno indubbiamente i portatori d’alta quota famosi oltre che per il loro misero equipaggiamento (infradito ai piedi lo dimostrano) anche per questa tecnica che hanno necessariamente dovuto acquisire.

SFRUTTARE IL PESO DELLO ZAINO: Un altro modo utile per non sprecare le forze, soprattutto se si porta con se uno zaino pesante, sempre per agevolare la progressione in salita, è quello di utilizzare il peso che abbiamo sulla schiena per avanzare sfruttando una forma di inerzia, inizialmente ci si porta avanti con il busto e successivamente con le gambe portando oltre la base d’appoggio la testa e spalle con dinamicità.

IN DISCESA: per non perdere stabilità provate a tenere il peso del corpo perpendicolare alla base d’appoggio; istintivamente verrebbe naturale restare con il corpo leggermente all’indietro assumendo un atteggiamento quasi di timore, ma spostando di poco il peso verso valle si ottiene un notevole guadagno di stabilità dei piedi che difficilmente vi faranno scivolare e/o cadere.

Non so voi ma con tutti questi piccoli spunti in pochissimo tempo sono passato dall’idea che questo argomento così apparentemente ovvio e trascurabile possa invece rivelarsi un ambito dalle dinamiche oltre che interessanti anche estremamente utili, vantaggiose ed immediatamente riscontrabili.

Per approfondimenti; https://www.guidealpine.lombardia.it/wp-content/uploads/2019/04/testo-tec-interattivo.pdf

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Alessio ha detto:

    Ciao Kalipè, bellissimo articolo molto ben scritto e dagli spunti davvero stimolanti. Quanto è vero che nell’arrampicata si usano meccanismi che abitualmente sfruttiamo mentre camminiamo senza rendercene conto. Come hai citato tu, il Metodo Caruso spiega molto bene questi principi ed e fondamentale per migliorare la qualità tecnica sia dell’arrampicata, ma anche del camminare, che è un gesto semplice in piano, ma molto meno banale su terreni sconnessi come spesso si incontrano in montagna.

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