La scala delle difficoltà escursionistiche

Come interpretare il livello di difficoltà escursionistiche.

Vi siete mai trovati davanti ad una relazione di un’escursione per valutare le difficoltà escursionistiche dell’itinerario? Quando trovate scritto “Escursione facile” a cosa pensate? Alla difficoltà tecnica, oppure a quella relativa all’impegno fisico?

Beh forse l’indicazione che trovate all’interno di una guida escursionistica online o cartacea nella classificazione delle difficoltà è sostanzialmente la media dei due fattori di cui sopra. Tale classificazione deve essere sempre analizzata e approfondita nel dettaglio. E’ infatti importante recepire informazioni più accurate e precise senza quindi accontentarsi di un’indicazione troppo approssimativa.

Lunghezza del percorso e dislivello positivo.

Per fornire un’indicazione delle difficoltà escursionistiche, gli itinerari vengono quindi distinti in due macro classi, i sentieri “E” (per Escursionisti) e i sentieri “EE” (per Escursionisti Esperti).

Difficoltà “E”

Spesso si crea l’equivoco che un sentiero “E” venga considerato “facile” e a volte erroneamente interpretato come se fosse una banale passeggiata, niente di più sbagliato! Le escursioni con difficoltà “E” sono escursioni che, svolgendosi in territorio montano e alpino, è opportuno che vengano affrontate tenendo conto di determinati aspetti come: il senso dell’orientamento, conoscenza del territorio e conoscenza delle azioni basilari per un eventuale primo soccorso.

Difficoltà “EE”

Per affrontare i sentieri classificati come EE (per escursionisti esperti) oltre a dover considerare gli aspetti poco sopra citati, è opportuno essere consapevoli che sicuramente questi itinerari presenteranno dei tratti in cui i passaggi saranno meno evidenti, in quanto la traccia da seguire non sia di immediata individuazione: per esempio spesso può capitare che il sentiero che si sta percorrendo improvvisamente non sia più evidente.
I sentieri classificati come EE inoltre prevedono l’attraversamento di terreni con fondo irregolare e ostacoli naturali come per esempio pietraie o canaloni, tratti quindi delicati in cui, prima di affrontarli, occorre soffermarsi al fine di individuare il miglior passaggio. In gergo questa pratica si definisce come la capacità di “leggere l’ambiente”.

Per approfondire: https://www.cai.it/wp-content/uploads/2018/12/8-1-Quaderno_1_2010.pdf

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