L’inizio: Monte Rosa, Capanna Regina Margherita

L’inizio: Monte Rosa, Capanna Regina Margherita

Mentre stai vivendo un’esperienza non capisci, e non sai, che cosa potrà diventare negli anni a seguire quella sensazione che stai provando. Durante quel momento sei contento di farla e speri che l’emozione che ti sta dando non cambi mai .

Le cose cambiano è inevitabile, o siamo noi a cambiare? Si, forse è più corretto dire che nel tempo non rimaniamo sempre gli stessi. Nella nostra testa frullano un sacco di cose in un giorno, cambiamo continuamente idea e rielaboriamo dati in continuazione, figuriamoci in un anno, e chissà quante volte in una vita. Ci correggiamo (o ci illudiamo di farlo), ri-tariamo i nostri riferimenti, poche sono le cose che rimangono con idee fisse e ferme in testa, per la maggior parte delle volte stiliamo analisi ed elaboriamo risultati in base al nostro istinto, alla nostra opinione, alla nostra esperienza e alla nostra storia. Ci portiamo dietro un pacchetto dove c’è tutto registrato, chissà come sarà nel futuro quando per tutte queste informazioni si potrà eseguire un download e riavvolgerle come in una scatola nera.

In questi anni la sensazione che ho provato quel mio primo giorno in assoluto in montagna non è cambiata di molto, ogni volta la rivivo, anche se solo in una piccola parte, ma comunque la rivivo. D’altronde dopo un pò di tempo non è che ti ricordi alla perfezione tutti i dettagli per filo e per segno, ma la cosa che resta, che ti resta addosso per sempre,  è il risultato, cioè il segno che quella cosa ti ha lasciato. Sostanzialmente della finale di Wimbledon non ti ricordi quanti colpi di dritto o di rovescio hai eseguito, ti ricordi che l’hai vinta e basta!

Quella volta avevo raccattato in fretta e furia il materiale un pò da un amico e un pò l’avevo già, prima di allora avevo fatto già qualche sciata, si ovvio, in montagna ci ero già stato, ma quel giorno era “IL” giorno. Non penso di essermi reso conto di quello che sarei andato a fare, ma io sono uno che i problemi se li pone solo quando ci sono veramente, e di conseguenza li gestisco. Non che abbia fatto chissà che impresa ma comunque prima di una prova (o di un esame per esempio) di solito sei sempre agitato, anche se hai studiato tutta la notte precedente. In quel caso non era così, i miei pensieri andavano di pari passo con l’orologio, pensavo solo al momento che stavo vivendo -mi viene in mente una frase che mi ha colpito e che dice: “rimpiangiamo il passato temendo il futuro scordandoci di vivere il presente”- non so chi l’abbia detta (magari segnalatemelo se lo sapete) ma ogni tanto è vero! Vi assicuro che in quel momento quella sensazione non mi apparteneva minimamente!

Tutto è avvenuto grazie ad un Amico, si con la A maiuscola. Mi aveva parlato di gite simili che aveva già fatto in precedenza e i suoi racconti mi hanno subito coinvolto, quindi pronti via, si va.

Obiettivo della gita raggiungere la Punta Gnifetti (4.554 m), la 4°cima più alta del Monte Rosa che, essendo un massiccio, non possiede un’unica vetta ma varie sommità di differenti altezze. Su questa cima si trova la Capanna Margherita, che risulta essere il rifugio più alto d’Europa. Si trova proprio sul cucuzzolo, sembra quasi in bilico tra roccia e ghiaccio, quando guardi giù, prima di intravedere le valli di Macugnaga e Alagna, ti tremano per un attimo le gambe e nella pancia non senti le farfalle, ma un stormo di aquile reali. Quelli sono stati due giorni di emozioni, il primo giorno passa tranquillo, ma è fondamentale per metabolizzare la quota, non facile, visto che si passa in poche ore dal divano di casa a 3600 mt di altezza. Poi c’è la birra al rifugio, una bella pinta che sembra stenderti in branda ma è solo un’illusione, ti fa russare per 5 minuti e poi ti trovi sveglio come un grillo per tutta la notte. Nei rifugi non sono mai stato bene, caldo atroce, aroma di calzino nell’aria e un’angosciante sensazione come se fossi sott’acqua piuttosto che in alta montagna: ti senti soffocare. Le cose cambiano quando esci a goderti la stellata, finalmente si respira e inganni il tempo per poi rientrare sperando che la sveglia suoni prima possibile. D’un tratto il delirio. Forse quando avevi preso veramente sonno. All’ora della sveglia non c’è una sola persona che cerca di muoversi con cautela, anarchia totale! Uno che ti passa sopra la schiena per scendere dal letto sopra di te, l’altro che incidentalmente, nel buio più totale ti accende la torcia in faccia. Allora con una mano prendi lo zaino che hai custodito a fianco a te durante la notte e ti dirigi verso l’uscio. 5 minuti dopo bevi un tè caldo ed esci a calzare i ramponi. Adesso si che stai bene. Tutto bello bardato incominci a seguire i compagni mettendo un piede davanti all’altro. Si fa giorno. Qualche foto, due chiacchiere ogni tanto durante i momenti di sosta, ed intorno a te un panorama che ti culla. Nessuna difficoltà, nessun pericolo, di solito in questo tipo di gite si devono solo evitare i crepacci, si cerca di fare attenzione alla corda che ti lega ai tuoi amici, se questa improvvisamente la senti tendere devi solo ricordarti di puntare i piedoni e la piccozza entrambi belli saldi sul terreno e vedrai che tutto va liscio.

Per riassumere, una bellissima e classica gita di due giorni in alta montagna organizzata in questo modo:

si parte sia da Alagna che da Gressoney, per prendere la funivia per il passo Salati. Il primo giorno tramite un facile sentiero si percorrono circa 600 mt di dislivello e si aggiunge in rifugio dove si dorme, Rif. Mantova o Rif. Gnifetti poco sopra (prenotare prima perchè durante la stagione sono sempre affollati). Il secondo giorno si sale alla capanna Margherita (in vetta alla punta Gnifetti a 4.554 mt) e si scende nuovamente al passo Salati se si vuole rientrare (verificare orario ultima corsa funivia). Per vivere queste esperienze in serenità e sicurezza affidatevi come sempre alle guide alpine.

Partenza: Passo Salati (salita sia da Alagna che da Gressoney)

Dislivello: 600 mt (1°giorno) + 900 mt (2° giorno)

Impegno: 4/5

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ENGLISH VERSION

While you’re living fun you do not understand, and you do not know, what it can become in years to follow that sensation you’re feeling. During that time you are happy to do it and hope that the emotion that is giving you never changes.

Things change is inevitable, or are we changing? Yes, perhaps it is more precise that over time we do not always remain the same. In our head is a lot of things in a day, we continually change our mind and we process data continuously, let alone in a year, and who knows how many times in a lifetime. We correct (or delude ourselves to do it), re-calibrate our references, there are few things that are with fixed ideas and firm in mind, for the most part we draw up analyzes and elaborate according to our instinct, our opinion, our experience and our history. There are a lot of things to see, who knows how it will be in the future when for all that information you can perform a download and rewind them as in a black box.

In these years the feeling that I felt in my first day ever in the mountains has not changed much, every time I relive it, even if only in a small part, but still relive it. On the other hand after some time is not that you remember perfectly all the details by thread and by sign, but the thing that remains, that remains on you forever, is the result, that is the sign that thing left you . Substantially of the Wimbledon final you do not remember how many strokes of straight or backhand you have performed, you remember that you just won!

That time I had hurriedly picked up the material a bit from a friend and a little bit I already had, before then I had already done some skiing, of course, in the mountains I had already been there, but that day was “THE” day . I do not think I realized what I was going to do, but I’m the one who manage the problem ste by step, without hurry. Before a trial (or an exam for example) you are usually always agitated, even if you have studied all night before. In that case it was not so, my thoughts went hand in hand with the clock, I thought only when I was living-I think of a sentence that struck me and says: “we regret the past fearing the future forgetting to live the present “- I do not know who said it (maybe tell me if you know) but sometimes it’s true! I assure you, in that moment that feeling did not belong to me!

Everything happened thanks to a Friend. He had told me about similar trips he had done before and his stories immediately involved me, so get ready, go.

The goal of the trip is to reach the Punta Gnifetti (4,554 m), the 4th highest peak of Monte Rosa which, being a massif, does not have a single peak but various summits of different heights. On this top is the Margherita hut, which is the highest refuge in Europe. It is right on the summit, it seems almost poised between rock and ice, when you look down, before glimpsing the valleys of Macugnaga and Alagna, you tremble for a moment the legs and in the belly do not hear butterflies, but a flock of golden eagles .

Those two days were rich of emotions, the first day passes quiet, but it is essential to metabolize the high altitude, not easy, since you go in a few hours from the couch at 3600 meters in height. Then there is beer at the shelter, a nice pint that seems to lie down on the cot but it’s just an illusion, it makes you snore for 5 minutes and then you’re awake like a cricket all night. In the shelters I have never been well, hot atrocious, sock aroma in the air and a horrifying feeling as if I were underwater rather than in the high mountains: you feel suffocated. Things change when you go out to enjoy the starry, finally you breathe and cheat the time and then come back hoping that the alarm sounds as soon as possible. Suddenly the delirium. Maybe when you really got sleepy.

At the hour of the alarm clock there is not a single person who tries to move with caution, total anarchy! One who passes over your back to get out of bed above you, the other who incidentally, in full darkness, switch on the lights the torch in your face. Then with one hand take the backpack you have kept next to you during the night and you head towards the door. 5 minutes later, drink hot tea and go out to put on crampons. Now you’re fine. All handsome wrappend up begin to follow the companions by placing one foot in front of the other. It is daytime. A few photos, a chat from time to time during stops, and around you a landscape that cradles you. No difficulty, no danger, usually in this type of trips you just have to avoid the crevasses.

To sum up, a beautiful and classic two day mountain hike organized in this way:

it starts from both Alagna or Gressoney, to take the cable car to the Salati pass. On the first day with an easy path you can walk about 600 meters in altitude and add to the shelter where you sleep, Rif. Mantova or Rif. Gnifetti just above (book first because during the season they are always crowded). The second day is sold to the hut Margherita (at the peak Gnifetti peak at 4.554 mt) and change to the Salati pass you want to return. To begin these experiences in peace and security, always rely on alpine guides.

Departure: Passo Salati (ascent from both Alagna and Gressoney)

Difference in height: 600 meters (1st day) + 900 meters (2nd day)

Commitment: 4/5

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