Cervino, con Matteo.

Cervino, con Matteo.

Per circa 5-6 anni ho spesso pensato se mai avessi avuto la possibilità di arrivarci in cima, speravo, o sapevo (inconsciamente), che un giorno sarebbe successo! Badate bene: non che arrivassi matematicamente la sul cucuzzolo, ma che quantomeno si verificasse la possibilità di farlo.

Chi va in montagna lo sa, è sempre una questione difficile organizzare le gite. Ci sono di mezzo mille fattori che rendono dura la salita ancora prima che questa inizi. Secondo me infatti l‘ascesa inizia quando la si comincia a desiderare e sognare, un po’ come il Natale.

La scelta del/i compagno/i è fondamentale, che poi non è che si “sceglie” un compagno. Un compagno di cordata è un amico prima di tutto, uno che ti capisce al volo. Uno che decide di venire con te anche se è oggettivamente più forte o, viceversa, che non si fa problemi se invece è obiettivamente meno tecnico ed esperto, insomma uno che a prescindere dalle sue caratteristiche dà il suo miglior contributo per fare le cose fatte bene e soprattutto con una certa soglia di razionalità.

In montagna, in certe condizioni bisogna economizzare tutto, anche le parole (per quello che bisogna capirsi al volo), occorre rimanere concentrati sui passi davanti a noi, occorre capire quando sia il momento giusto di dare corda, o di tenderla, per avanzare in silenzio, quasi furtivamente, con passo delicato, rapido, che non faccia troppo rumore.

Poi in un lampo ti trovi a preparare lo zaino per il progetto che tante volte ti eri immaginato. Sei li con le farfalle nello stomaco, a pensare alla tua check list di cose da portare. In quel momento nella testa non è che ti si presenti proprio una elenco chiaro e preciso del materiale occorrente, bensì nella mente ti appare l’immagine di un mucchio di oggetti ammassati, e inizi a domandarti chissà dove ho messo quello, chissà dov’è finito quest’altro. Alla fine per non sbagliare concludi mettendo via le cose essenziali (imbrago, corda, qualche moschettone, discensore, borraccia) e tutto il resto? “Bah.. non servirà nient’altro!”

Oggi penso e ripenso a quei due giorni, ero con Matteo, un duro, un Amico, uno con cui ci s’intendeva, uno che si teneva, sempre motivato e grande motivatore. Mi chiedo se un giorno potrò di nuovo ricordare certi momenti con lui, davanti a un bicchiere, qui seduti in cucina, a tirare le 3.00 AM un giorno in settimana qualsiasi, ignorando i problemi di sonnolenza (e di sbornia) che avremo l’indomani al lavoro. Senza preoccupazioni, buttando là un qualche progetto dei nostri.

Per le note tecniche della salita mi sento di mettere tutti quanti in guardia. Temevo la salita più di un pizzico, ma la ricognizione fatta l’anno precedente alla Capanna Carrel mi è sicuramente servita per tastare il terreno di gioco. La scalata non è particolarmente difficile, ma risulta spesso delicata, sia nella prima parte, che si percorre al buio (prima dell’alba) sia la parte finale, che diventa tecnicamente più difficile e fisicamente faticosa. Il clou arriva subito dopo il giro di boa, eh si, quando arrivi in vetta sei solo a metà strada. Ore 10,30 AM foto di rito in compagnia alla croce e una decina di minuti dopo ci si trova a dover pensare alla seconda metà del viaggio: la discesa.
Dopo 10 ore, dopo un ventina di calate in corda doppia, dopo aver disarrampicato i tratti più esposti, ti ritrovi alla macchina. Ore 21.00. Telefonata a casa: “tutto OK!”. Ora si può dire conclusa l’esperienza. WOW!

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ENGLISH VERSION

For about 5-6 years I often thought if I ever had the chance to get to the top, I hoped, or knew (unconsciously) that one day it would happen! Mind you: not that mathematically arrived on the top, but at least the possibility of doing it. Who go to the mountains know that it is always a difficult matter to organize trips. There are a thousand factors that make the climb hard even before it starts. In my opinion, in fact, the ascent begins when one begins to desire and dream, a bit like Christmas.

The choice of the partner/(s) is fundamental, which is not that one “chooses” a partner. A climbing partner is a friend first of all, one who understands you easily. One who decides to come with you even if it is objectively stronger or, conversely, that you do not mind if instead it is objectively less technical and expert, in short, one that regardless of its characteristics gives its best contribution to make things done well and above all with a certain threshold of rationality.

In the mountains, under certain conditions we must save everything, even the words (for what we must understand on the fly), we must remain focused on the steps before us, we need to understand when it is the right time to give rope, or to stretch it, to move forward silence, almost furtively, with a delicate, rapid step that does not make too much noise.

Then in a flash you find yourself preparing your backpack for the project you had imagined so many times. You’re there with butterflies in your stomach, thinking about your check list of things to wear. At that moment in the head is not that you present a clear and precise list of the material you need, but in the mind you see the image of a heap of objects piled up, and you start wondering who knows where I put that, who knows where finished this other one. In order not to make a mistake, finish putting away the essential things (harness, rope, some carabiner, descender, water bottle) and all the rest? “Bah .. you will not need anything else!”

Today I think and think back to those two days, I was with Matteo, a tough guy, a friend, one with whom we understood each other always motivated and great motivator. I wonder if one day I can remember some moments with him again, in front of a glass, sitting in the kitchen, pulling the 3.00 AM one day during the work week, ignoring the problems of sleepiness (and hangover) that we will have the next day at work. Without worries, throwing there some project of ours.

For the technical notes of the climb I feel like putting everyone on guard. I feared the climb more than a pinch, but the survey made the year before the hut Carrel has certainly served me to feel the pitch. The climb is not particularly difficult, but it is often delicate, both in the first part, that you travel in the dark (before dawn) and the final part, which becomes technically more difficult and physically tiring. The highlight comes immediately after the turning point, oh yes, when you get to the top you’re only halfway. 10.30 am AM photo of the ritual in company to the cross and about ten minutes later we find ourselves having to think about the second half of the journey: the descent.

After 10 hours, after about twenty rappels, after having disampampicato the most exposed sections, you find yourself at the car. 9.00pm. Phone call at home: “all OK!” Now the experience can be said to have ended. WOW!

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